QUALI FATTORI INFLUENZANO LA COOPERAZIONE SPONTANEA CANE-PROPRIETARIO?

cooperazione tra cane e proprietario
LA COOPERAZIONE

Uno dei tanti motivi per cui riteniamo i cani speciali, è sicuramente la loro naturale tendenza alla cooperazione con l’uomo. I comportamenti cooperativi sono azioni congiunte, sincronizzate, talvolta anche complementari, eseguite da due o più individui, che portano ad un beneficio che non sarebbe stato possibile ottenere individualmente. Gli esempi più lampanti di interazioni cooperative del cane con l’uomo sono i cani da assistenza, i cani che vanno a caccia o i cani impegnati in attività di pastorizia. Seppur azioni cooperative complesse richiedono di certo processi di training più o meno intenso, la propensione alla cooperazione con l’uomo ha basi evolutive, per cui comportamenti cooperativi si manifestano anche spontaneamente. Lo studio di oggi si inserire proprio in questo quadro, in quanto lo scopo dei ricercatori è quello di capire quali fattori influenzano le tendenze di cooperazione spontanea del cane con l’uomo. I fattori che potrebbero giocare un ruolo nel successo della cooperazione spontanea cane-proprietario sono:

  • La funzione della razza: i cani sono stati divisi tra appartenenti a razze da lavoro cooperative, razze da lavoro indipendenti, razze non da lavoro.
  • Il livello di training: i cani sono stati suddivisi tra cani con un livello base di training, cani con un livello avanzato di training, cani da assistenza/terapia certificati.
  • La motivazione sociale: i cani sono stati suddivisi in due gruppi, un gruppo di cani con bassa motivazione sociale, ovvero tutti quei cani che secondo il proprietario non venivano motivati da ricompense sociali tipo coccole, carezza, lodi, e un gruppo di cani con alta motivazione sociale.
LO STUDIO SCIENTIFICO

100 cani hanno partecipato allo studio. Il test sperimentale prevedeva il cosiddetto paradigma “fuori portata” in un contesto abbastanza naturale per i cani, che non richiedeva un addestramento preventivo per essere risolto. Il cane, all’interno della stanza sperimentale, vedeva il proprietario utilizzare un mazzo di chiavi per accedere ad una stanza adiacente in cui si trovava una ricompensa in cibo per entrambi. Dopo aver fatto diverse esperienze, in cui il cane ha capito l’importanza del mazzo di chiavi per poter raggiungere la sua ricompensa, il test cominciava. Durante il test il proprietario prendeva il mazzo di chiavi e si avvicinava alla porta che avrebbe dovuto aprire per poter accedere alla stanza della ricompensa. Però, “accidentalmente”, il proprietario faceva cadere le chiavi per terra dietro delle sedie, non riuscendo più a recuperarle. A questo punto il proprietario doveva fissare la chiave e a pronunciare frasi fisse come: “Oh no, mi è caduta la chiave!” e “Non riesco a raggiungerla!”. Successivamente si chinava leggermente e mimava gesti di avvicinamento verso la chiave, continuando a guardare la chiave e a ripetere le frasi precedenti. Poiché si voleva studiare il comportamento spontaneo dei cani, al proprietario non è stato permesso comunicare con il cane durante l’intera prova. Le variabili comportamentali del cane sotto indagine da parte dei ricercatori erano: attenzione rivolta al proprietario, comprensione della situazione problematica e tentativi di aiutare il partner a raggiungere l’obiettivo comune, ovvero azioni cooperative.

I RISULTATI

In generale, quasi tutti i cani (96%) hanno mostrato alti livelli di attenzione alla situazione e al proprietario durante il test. Il 73% dei cani è rimasto in prossimità del proprietario per almeno metà della fase di test. I comportamenti legati alla cooperazione sono stati leggermente meno comuni: il 68% dei cani si è avvicinato alla chiave durante la fase di test almeno una volta e il 30% ha manipolato la chiave almeno una volta. Per quanto riguarda i fattori indagati che avrebbero potuto giocare un ruolo nel successo della cooperazione spontanea, ovvero la funzione della razza, il livello di training e la motivazione sociale, sorprendentemente la funzione della razza non ha avuto quasi nessun effetto sul comportamento del cane durante il test. Le razze non da lavoro sono stati più simili al gruppo delle razze cooperative che a quello delle razze indipendenti. Le razze da lavoro indipendenti hanno mostrato una leggera tendenza a sostare davanti alla porta che conduce alla stanza di destinazione durante la fase del test. Questo suggerisce una preferenza a risolvere il problema da soli piuttosto che affidarsi al proprietario, o forse un livello più alto di motivazione alimentare. Al contrario, il livello di training ha influenzato in modo significativo l’attenzione spontanea dei cani e i comportamenti legati alla cooperazione, con i cani da assistenza/terapia che hanno espresso la quantità maggiore di comportamenti attentivi e cooperativi, seguiti dai cani con un alto livello di training, ed infine da cani con un livello base. È importante sottolineare però che, sebbene il livello di training sia stato fortemente associato a quasi tutte le variabili comportamentali dello studio, non spiega esclusivamente tutto ciò che sta alla base della cooperazione dei cani. Infatti, la maggior parte dei cani ha mostrato livelli di attenzione piuttosto elevati indipendentemente dal loro background di addestramento e non solo i cani altamente addestrati hanno manipolato la chiave, ma anche alcuni cani relativamente non addestrati. Ed infine i cani con un’elevata motivazione sociale hanno mostrato una maggiore attenzione e cooperazione.

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BIBLIOGRAFIA

Csepregi, M.; Gácsi, M. Factors Contributing to Successful Spontaneous Dog–Human Cooperation. Animals 2023, 13, 2390. https://doi.org/10.3390/ani13142390

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Anna Broseghini

Psicologa, Diplomata al Master in Etologia ed Educazione CSC e Dottoranda in Etologia presso l'Università di Padova.

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