I cani e la cooperazione con l’uomo

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Nel precedente articolo abbiamo visto come il cane venga proposto come modello per studiare l’evoluzione di abilità sociali dell’uomo, come la tolleranza e la cooperazione.

Infatti, se cane e uomo sono sottostati a pressioni ambientali simili, e le reciproche evoluzioni sono converse, tanto da condividere oggi giorno lo stesso ambiente, ci si aspetterebbe che i cani mostrini delle capacità cooperative ben sviluppate, in maniera simile a quelle dell’uomo.

Quest’ipotesi implica di conseguenza che i lupi, i parenti non addomesticati più stretti dei cani, presentino minor capacità cooperative rispetto ai cani.

Lo studio che vi abbiamo raccontato nell’articolo precedente, però, rivela come in realtà quelli più bravi nei compiti di cooperazione con i conspecifici siano proprio i lupi, e come le prestazioni dei cani invece si siano rivelate molto povere.

Questo risultato può essere probabilmente spiegato tenendo in considerazione le diverse socio-ecologie di lupi e cani. Infatti, i lupi cooperano spesso sia per cacciare, che per crescere i cuccioli e difendere i territori. Al contrario, i cani si trovano raramente in situazioni in cui esprimono comportamenti di cooperazione. 

UNA NUOVA IPOTESI

I ricercatori, quindi, propongono una nuova ipotesi evolutiva, detta “ipotesi della cooperazione canina”, che suggerisce come i cani non hanno sviluppato nuovi tratti durante il processo di domesticazione, ma piuttosto che le capacità di cooperazione intraspecifica del loro antenato comune (il lupo) hanno fornito le basi per l’evoluzione della cooperazione cane-uomo. Se questa ipotesi fosse vera ci si aspetterebbe due risultati: primo, i cani dovrebbero dimostrare capacità cooperative con l’uomo, migliori rispetto a quelle scarse abilità che hanno esibito con i conspecifici; e secondo, se la socializzazione con l’uomo è precoce e intensiva, i lupi possono cooperare con l’uomo tanto bene quanto i cani.

LO STUDIO SCIENTIFICO

I ricercatori del Wolf Science Center hanno cresciuto un gruppo di lupi fornendo loro proprio una socializzazione con l’uomo precoce e intensiva, così come hanno fatto con un gruppo di cani. Questo implica che se cani e lupi, allevati allo stesso modo e cresciuti nello stesso ambiente, mostrano delle differenze nel comportamento, queste si possano attribuire a differenze naturali e non ambientali.

Per verificare l’ipotesi proposta, i ricercatori hanno usato lo stesso test utilizzato per studiare la collaborazione con i conspecifici, che vi abbiamo descritto nell’articolo precedente.

Il test era il cosiddetto “test del vassoio con le due corde”, in cui due cani, o due lupi, dovevano per forza cooperare se volevano riuscire ad accedere al cibo. In questo caso però se uno dei due partner era l’animale, l’altro era una persona familiare all’animale. Anche in questo caso i due partner dovevano tirare insieme la corda per poter spostare in avanti il vassoio e quindi accedere al cibo. Se solo uno dei partner tirava la corda, questa si sfilava e rendeva la prova un fallimento. 

Oltre a vedere se la cooperazione con l’uomo avvenisse o meno, i ricercatori hanno voluto anche verificare come gli animali adattavano le loro azioni al partner umano. Per questo, in metà delle prove di test era l’animale ad arrivare prima sul vassoio, in quanto veniva “liberato” prima dell’uomo, mentre nell’atra metà delle prove di test era l’uomo a poter approcciare l’apparato prima dell’animale. Se quando arrivava per primo, l’animale doveva semplicemente andare dal lato preferito e aspettare l’arrivo del partner umano per poi tirare contemporaneamente, nella seconda situazione, per avere successo, l’animale doveva adeguare il suo comportamento a quello dell’umano e tirare dal lato non preferito. Se invece cercava di prendere la posizione del partner umano rubando la corda, il partner umano rifiutava l’ulteriore collaborazione e la prova falliva.

I RISULTATI

I risultati mostrano che i cani, nonostante si siano precedentemente rivelati poco capaci di cooperare con i conspecifici, sono in grado di attuare comportamenti cooperativi con l’uomo. La loro performance, infatti, è significativamente migliore se il partner è una persona familiare e non un altro cane.

Come suggeriva l’ipotesi dei ricercatori, d’altro canto, anche la performance dei lupi con l’uomo si è rivelata molto soddisfacente. Infatti, cani e lupi non differiscono nella capacità di cooperare con successo con un partner umano familiare. Tuttavia, emergono interessanti differenze tra cani e lupi quando si analizza come gli animali cooperano. Si evidenzia che mentre i lupi sono più inclini a iniziare il comportamento e a prendere il comando, i cani sono più propensi ad aspettare il partner umano e a seguirlo. In generale i comportamenti dei cani nei confronti del partner umano si sono rivelati più “rispettosi, deferenti”, rispetto ai lupi. Infatti, i cani guardavano di più l’uomo, non cercavano di rubare la corda, aspettavano che fosse l’uomo ad iniziare l’azione. Tutto ciò è coerente con quanto detto nel precedente articolo, ovvero che i cani sembra utilizzino una strategia di evitamento del conflitto quando interagiscono con conspecifici.

Dunque, i risultati supportano l’idea che le capacità dei cani di cooperare con gli esseri umani derivino in gran parte dalle abilità cooperative (intraspecifiche) dei lupi (ipotesi della cooperazione canina), poiché i lupi, se intensamente socializzati, possiedono tutte le abilità necessarie (attenzione, tolleranza, inibizione) per cooperare con successo non solo con i conspecifici, ma anche con un partner umano familiare. 

FONTE:

Range, F., Marshall-Pescini, S., Kratz, C. et al. Wolves lead and dogs follow, but they both cooperate with humans. Sci Rep 9, 3796 (2019). https://doi.org/10.1038/s41598-019-40468-y

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Anna Broseghini

Anna Broseghini

Psicologa, Diplomata al Master in Etologia ed Educazione CSC e Dottoranda in Etologia presso l'Università di Padova.

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