I “perchè” dell’educatore cinofilo

educatore cinofilo

La parte più bella e difficile del lavoro dell’educatore/istruttore cinofilo sono i PERCHE’. 

Quando incontriamo un cane lo osserviamo. Mentalmente annotiamo i suoi comportamenti che costituiscono l’espressione di ciò che avviene nella sua mente e nel suo corpo. Il lavoro di analisi è essenziale perché ci permette in maniera oggettiva di raccogliere informazioni. 

La ricerca ci viene in aiuto grazie agli etogrammi: il rilevamento e la registrazione delle azioni di un animale di una data specie, confluenti in un catalogo, il più completo ed esauriente possibile, dei comportamenti naturali di quella specie, allo scopo di fornire un inventario di dati quantitativi comprensibili e comparabili con quelli di studi precedenti e successivi. 

Ad oggi in Italia, ne abbiamo uno disponibile al sito:

www.alexacapra.it

Con in mano questo strumento cominciano ad orientarci su come il cane può sentirsi.
I comportamenti sono un ponte tra qualcosa che vediamo e quello che prova il cane: le sue emozioni.
Osserviamo ogni singolo comportamento e grazie all’etogramma lo possiamo inserire in una categoria. Le categorie ci servono a definire un “tipo” per orientarci meglio nell’analisi.  Ma un singolo comportamento non ha lo stesso significato di un gruppo di comportamenti. Quindi non possiamo fermarci a questo. Dobbiamo ampliare lo sguardo. 

Ed ora comincia la parte più difficile: siamo due specie diverse; quindi, nel momento in cui interpretiamo il comportamento del cane sicuramente il risultato peserà della nostra soggettiva percezione.  Il rischio è di perdersi in una propria idea di quel cane, dovuta ad altre esperienze, dovuta alle nostre stesse emozioni. 

Ecco che ancora una volta la scienza ci viene in aiuto, dandoci nuovi strumenti che ci mantengono su binari professionali. La maggior conoscenza del cane, in ogni suo aspetto, ci permette di andare più in profondità nella conoscenza di quel singolo soggetto che abbiamo davanti, senza dimenticare la specie di cui fa parte. 

Ecco che opere come:

  • L’intelligenza morale degli animali di Bekoff, M. 
  • Fisiologia del comportamento di Carlson N.R. 
  • Come funzionano le emozioni. Da Darwin alle neuroscienze.  Di Caruana F. 
  • La Teoria Evoluzionistica dei Sistemi Motivazionali di Gianni Liotti
  • Prendersi cura del cane attraverso la relazione di Federica Manuta

e molte altre, cambiano il mondo del lavoro in cinofilia in tutti gli ambienti: da quello sportivo, a quello degli interventi assistiti con animali, a quello del normale percorso di crescita per un cucciolo in famiglia. 

Grazie alle nuove informazioni di oggi l’interpretazione del comportamento del cane può appoggiarsi sulla conoscenza un po’ più raffinata delle loro motivazioni. Non si tratta più solo di interpretare. Conoscendo più a fondo il cane, i contesti in cui vive, le emozioni che può provare rispetto alle sue relazioni sociali, la parte interpretativa del lavoro di un educatore/istruttore cinofilo diventa più concreta.  

Il lavoro di moltissimi studiosi e ricercatori cambia ogni prospettiva permettendo ai professionisti di oggi di affrontare il rapporto con il cane attraverso occhi in grado di comprendere molto meglio ciò che avviene davanti ai loro occhi, e non fermarsi più all’immagine di un cane “bravo” e di uno che “deve essere addestrato”. 

I PERCHE’ diventano più accessibili, sempre con un piccolo margine di errore umano, certo. Non siamo infallibili. Ma ora, dopo una buona analisi, possiamo sciogliere la matassa cercando di comprendere quali emozioni scaturiscono in alcuni cani e quali forze spingano un cane a porsi in un certo modo rispetto ad un’esperienza.

Non viaggiamo più su una valutazione qualitativa del comportamento: giusto o sbagliato. E’ troppo minimalista. E’ troppo scarna. E’ superficiale. E’ solo umana.

Decidendo di scendere verso le radici del comportamento abbiamo scoperto quanto il cane (e non solo lui) sia un animale dalla mente complessa. Meravigliosamente complessa. 

Ed è così che il lavoro dell’educatore/istruttore cinofilo cambia: non si tratta solo di “fare” e “far fare” al cane delle cose. Si tratta, in primis, di comprendere chi si ha davanti e costruire poi delle esperienze, delle situazioni in cui il cane apprende ma anche percepisce nuove sensazioni. Continuiamo a guardare cosa un cane fa, ma cerchiamo i suoi “perché” e lavoriamo su quelli. Non operiamo sul cane, ci adoperiamo per il cane e la sua famiglia. 

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margherita muston

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