Il cane anziano

immagine di un cane anziano

Oggi parliamo di cani anziani e di come possano aiutarci a comprendere meglio anche i processi di invecchiamento dell’uomo.

Il rapido invecchiamento della popolazione umana sta portando a cambiamenti significativi nella società, ponendo sempre più il focus sull’importanza di un invecchiamento sano e attivo. Queste attenzioni stanno fortunatamente interessando anche i nostri amici a 4 zampe, portando i proprietari a mettere in pratica le giuste premure per garantir loro una sana e meritata vecchiaia.

Molti ricercatori si stanno concentrato sulla figura del cane senior e sui processi di invecchiamento, non solo con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita del cane, ma anche per capire quali fattori determinano la traiettoria dell’invecchiamento cognito nell’uomo. Per fare ciò, il cane risulta un perfetto candidato, in quanto condivide il nostro ambiente, è esposto agli stessi rischi, riceve cure mediche avanzate, mostra capacità socio-cognitive comparabili a quelle dell’uomo e sviluppa patologie simili legate all’età. Infatti, il processo di invecchiamento del cane è legato a cambiamenti neuropatologici, ad un declino cognitivo e ad alterazioni comportamentali, il tutto in maniera molto simile a diversi aspetti dell’invecchiamento cognitivo umano e della progressione della malattia di Alzheimer. Anche nel cane alcune delle funzioni che vengono affette dall’età e dall’invecchiamento sono le capacità spaziali, ovvero le capacità di percepire, ricordare e manipolare informazioni in un contesto spaziale. La compromissione della funzione spaziale è particolarmente interessante perché può essere rilevata prima che emergano altri deficit cognitivi. Un ulteriore aspetto che viene compromesso dall’invecchiamento è l’apprendimento.

I ricercatori del laboratorio DogUp dell’Università di Padova hanno sviluppato un test comportamentale per indagare entrambi questi aspetti, ovvero un compito di apprendimento inverso unito ad un paradigma di navigazione spaziale. L’apprendimento inverso si basa sulla capacità del cane di differenziare e adattare mentalmente i comportamenti precedentemente appresi. Infatti, durante questo test ai cani viene insegnato a discriminare tra due stimoli, in cui uno dei due è associato ad una ricompensa mentre l’altro no. Dopo un prolungato periodo di tempo, ai cani viene ripresentato lo stesso test, ma questa volta lo stimolo associato alla ricompensa è quello non premiato della volta precedente. In questo modo, i cani devono inibire la risposta precedentemente appresa ed imparare una nuova associazione.

LO STUDIO SCIENTIFICO

44 cani sono stati reclutati per questo test.

Durante la prima fase dell’esperimento i cani dovevano entrare ed esplorare un apparato a forma di T. Come in un vero e proprio labirinto, i cani entravano nell’apparato dalla gamba lunga della T per poi trovarsi di fronte ad una scelta, imboccare il braccio sinistro o destro della T per uscire dall’apparato e raggiungere il proprio proprietario. Successivamente, durante la fase di apprendimento, però, un solo lato di uscita restava aperto, mentre l’altro rimaneva sempre chiuso, in questo modo il cane imparava che vi era una sola direzione per uscire dal labirinto. Tutti i cani che superavano con successo la fase di training, ovvero imparavo entro 15 sessioni e senza errori da quale lato uscire dall’apparato, venivano richiamati dopo 2 settimane per una nuova fase dell’esperimento, la fase di conservazione delle informazioni acquisite. In questa nuova fase ai cani veniva fatto ripetere lo stesso compito di uscita dal labirinto svolto due settimane prima, per vedere se avessero mantenuto le informazioni acquisite nella fase di apprendimento. Questa volta, però, entrambi i lati di uscita erano aperti ed il cane superava con successo il test se sceglieva 3 volte su 4 il braccio laterale corretto, ovvero la direzione di uscita imparata durante la precedente fase di apprendimento. Subito dopo questa fase, i cani venivano sottoposti al compito di apprendimento inverso, in cui veniva loro chiesto come sempre di uscire dall’apparato a T tramite uno dei due bracci laterali, ma questa volta il braccio corretto era quello opposto rispetto a quello imparato precedentemente.

I RISULTATI

I cani che hanno partecipato all’esperimento sono stati suddivisi in due gruppi: cani con più di 8 anni e cani più giovani di 8 anni. L’obiettivo era quello di paragonare le performance di cani giovani e cani anziani nei compiti di apprendimento, di conservazione delle informazioni acquisite e di apprendimento inverso. I risultati mostrano come non vi siano differenze significative nelle performance dei due gruppi nei compiti di apprendimento e di conservazione delle informazioni acquisite. Invece, i cani più anziani hanno commesso un numero significativamente maggiore di errori nel compito di apprendimento inverso rispetto ai cani più giovani, mostrando un deficit legato all’età nell’accuratezza del compito di apprendimento inverso.

Questa tipologia di test si è quindi dimostrata efficacie nella valutazione delle funzioni cognitive potenzialmente compromesse dall’invecchiamento nei cani domestici, offrendo una migliore comprensione dell’invecchiamento canino e potenzialmente la generalizzazione dei risultati degli studi sui processi di invecchiamento anche alla popolazione umana.

BIBLIOGRAFIA

Mongillo, P., Araujo, J.A., Pitteri, E. et al. Spatial reversal learning is impaired by age in pet dogs. AGE 35, 2273–2282 (2013). https://doi.org/10.1007/s11357-013-9524-0

 

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Anna Broseghini

Anna Broseghini

Psicologa, Diplomata al Master in Etologia ed Educazione CSC e Dottoranda in Etologia presso l'Università di Padova.

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