L’apprendimento del cane – Parte 2

apprendimento cane condizionamento classico e operante

Eccoci di nuovo a parlare di apprendimento, ovvero quel processo di acquisizione di nuove conoscenze e capacità che comporta una modificazione relativamente stabile del comportamento dell’animale in seguito ad un’esperienza fatta. 

Nel precedente articolo ci siamo soffermati su una tipologia di apprendimento relativamente semplice, ovvero quello non associativo. Oggi vediamo un tipo di apprendimento un po’ più complesso, il cosiddetto Apprendimento Associativo. 

L’apprendimento associativo

Già dal nome possiamo capire che si tratta di quel processo che consente all’animale di imparare un’associazione, una sequenza temporale tra due eventi/stimoli. 

L’apprendimento associativo si suddivide in Condizionamento classico e Condizionamento operante. 

Il condizionamento classico

Pioniere degli studi sul condizionamento classico fu Ivan Pavlov, famoso proprio per i suoi lavori con i cani nei primi anni del 900. Come tutte le grandi scoperte, anche quella di Pavlov è avvenuta un po’ per caso. Il medico e professore russo stava infatti studiando la fisiologia della digestione, quando si accorge che i cani iniziavano a salivare, a produrre saliva ancora prima che il cibo venisse loro presentato. Incuriosito da questo fenomeno Pavlov sviluppa dunque il famoso esperimento passato alla storia come “il cane di Pavlov”.

L’esperimento “il cane di Pavlov”

In questo esperimento Pavlov decide di far precedere il suono di una campanella alla presentazione del cibo ai cani. Se nelle prime fasi dell’esperimento il suono della campanella non produce alcuna risposta, dopo poche ma costanti ripetizione dell’associazione temporale campanella-cibo, Pavlov nota come il solo suono della campanella, ancora prima della vista del cibo, induca la stessa risposta comportamentale, ovvero la salivazione, che il cibo stesso avrebbe indotto. Siamo dunque in un classico caso di condizionamento classico. 

Gli elementi che possono essere definiti all’interno del condizionamento classico sono:

STIMOLO INCONDIZIONATO: ovvero nel caso di Pavlov il cibo, che da luogo ad una risposta spontanea, ovvero la salivazione.

STIMOLO NEUTRO: ovvero la campanella, la quale non evoca (per ora) alcuna risposta.

CONDIZIONAMENTO: si intende la presentazione ripetuta di uno Stimolo Neutro che precede sempre uno Stimolo Incondizionato.

STIMOLO CONDIZIONATO: ovvero la campanella, dopo che è avvenuto in condizionamento, ovvero l’associazione tra campanella e cibo. Per cui la campanella è passata dall’essere uno stimolo neutro ad uno stimolo condizionato che evoca una risposta simile (detta risposta condizionata) a quella data dallo Stimolo Incondizionato (cibo). 

Il condizionamento classico è vastamente presente in cinofilia. Si basti pensare all’uso del “Bravo” o del Click nel caso del clicker training. Sia “bravo” che il suono click inizialmente sono nati come stimoli neutri, che non avevano alcun significato per il cane e non evocavano alcun tipo di risposta. In seguito a svariate associazioni tra gli stimoli neutri e stimoli incondizionati (ad esempio un bocconcino di cibo), gli stimoli neutri hanno assunto anche loro un preciso significato ed hanno iniziato ad evocare quella precisa risposta.

Se fino ad ora abbiamo parlato di risposte come risposte spontanee, come può ad esempio essere la salivazione, vediamo ora quale meccanismo sottostà ad una vera e proprio manifestazione comportamentale.

Il condizionamento operante

Quando il cane propone un comportamento, il quale produce una conseguenza, siamo nell’ambito del condizionamento operante. Il condizionamento operante è un processo attraverso il quale si possono apprendere dei comportamenti. L’apprendimento avviene tramite i cosiddetti rinforzi e punizioni, ovvero le conseguenze prodotte dal tipo di comportamento messo in atto.

I rinforzi

I rinforzi fanno si che un comportamento venga ripetuto e riproposto; quindi, aumentano la probabilità che un certo comportamento si ripresenti.

Le punizioni

Le punizioni, invece, fanno in modo che il comportamento non venga ripetuto; quindi, diminuiscono la probabilità che un certo comportamento si ripresenti.

Inoltre, sia rinforzi che punizioni si dividono a loro volta in rinforzo positivo e rinforzo negativo, punizione positiva e punizione negativa.

Rinforzo positivo

Nel caso dei “positivi” compare un evento, sia esso piacevole nel caso del rinforzo, o spiacevole del caso della punizione.

Rinforzo negativo

Invece con i “negativi” scompare un evento, in questo caso scomparirà un evento negativo nel caso dei rinforzi e scomparirà un evento positivo nel caso delle punizioni. 

Lo so, sembra complicato, ma questa tabellina potrebbe aiutarvi a schiarirvi le idee.

 

COMPARE

(POSITIVO)

SCOMPARE

(NEGATIVO)

COMPORTAMENTO AUMENTA DI FREQUENZA

(RINFORZO)

RINFORZO POSITIVO

Compare un evento piacevole: il comportamento aumenta di frequenza

RINFORZO NEGATIVO

Scompare un evento spiacevole: il comportamento aumenta di frequenza

COMPORTAMENTO DIMINUISCE DI FREQUENZA

(PUNIZIONE)

PUNIZIONE POSITIVA

Compare un evento spiacevole: il comportamento diminuisce di frequenza

PUNIZIONE NEGATIVA

Scompare un evento piacevole: il comportamento diminuisce di frequenza

Facciamo degli esempi:

RINFORZO POSITIVO: il cane si siede (emissione del comportamento), gli do un premietto (rinforzo positivo) perché è un comportamento che voglio riproponga anche in futuro. 

PUNIZIONE POSITIVA: il cane abbaia (emissione del comportamento), lo sgrido fortemente perché è un comportamento che non voglio riproponga anche in futuro (punizione positiva).

RINFORZO NEGATIVO: il cane abbaia verso uno sconosciuto sul cancello di casa (emissione del comportamento), lo sconosciuto se ne va (rinforzo negativo). Vedete come in questo caso in seguito al comportamento del cane è scomparso un evento spiacevole per il cane, ovvero la presenza dello sconosciuto.

PUNIZIONE NEGATIVA: il cane morde troppo forte i giochi e li distrugge (emissione del comportamento), gli si toglie il gioco (punizione negativa), ovvero gli si toglie un qualcosa che per lui era piacevole.

Fatta maggior chiarezze sulla questione rinforzi e punizioni, è bene sottolineare come in letteratura scientifica (vedi ad esempio, Hiby et al., 2004), questi meccanismi siano stati ampiamente studiati ed è stato dimostrato come l’uso di rinforzi positivi non solo sia (ovviamente) più etico e salvaguardi il benessere del cane, ma risulti anche essere pragmaticamente più efficiente ed efficace rispetto all’uso delle punizioni positive e rinforzi negativi. 

Infine, ricordiamoci che i rinforzi e le punizioni sono solamente uno dei modi in cui avviene l’apprendimento. E l’apprendimento è solamente uno dei molteplici motivi per cui un cane può esprime un determinato comportamento. È bene conoscere tutti questi meccanismi, ma è bene anche essere consapevoli che il cane è un essere complesso, poliedrico e per questo eccezionale, e tutti i suoi comportamenti, e di conseguenze tutti gli interventi educativi, non possono essere semplificati ad un solo uso del condizionamento.

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Anna Broseghini

Anna Broseghini

Psicologa, Diplomata al Master in Etologia ed Educazione CSC e Dottoranda in Etologia presso l'Università di Padova.

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