Il linguaggio corporeo nel cane territoriale

Paolo Mongillo

Paolo Mongillo

Professore Associato presso l'Università di Padova, si occupa di ricerca sul comportamento e sulle capacità cognitive dei cani.
linguaggio corporeo del cane territoriali

Qualche giorno fa ero in montagna a prendere un piacevole sole invernale in compagnia del mio cane, Chobe. All’improvviso, si è mostrata l’occasione di fare un’osservazione etologica sulla comunicazione tra cani. Una situazione di chiaro uso del linguaggio corporeo da parte di un cane territoriale.

L’occasione è data dall’arrivo di un altro cane, Yuk, un incrocio che ricorda un po’ un lupo cecoslovacco. Yuk è di un amico di famiglia, conosce il luogo e ci viene spesso. Lei e Chobe però si sono viste solo poche volte.

Un perfetto esempio di come comunicano i cani tra loro

Perché trovo questa scena così interessante? Perché rappresenta un esempio perfetto di efficace comunicazione tra cani. La comunicazione è un sistema di comportamenti tramite il quale gli animali (non solo i cani) possono risolvere alcune situazioni spinose, senza mettere in pericolo la propria incolumità. Imaginiamo, ad esempio, la situazione seguente: un gatto si trova in fondo a un vicolo cieco, quando un simpatico e curioso cane lo nota e gli si avvicina. Il gatto, ignaro del fatto che il cane sia simpatico e curioso, tutto vuole tranne che questo gli si avvicini. Quindi, spaventato e senza vie di fuga, reagisce inarcando la schiena, gonfiando il pelo, mostrando i denti e ‘soffiando’.

linguaggio corporeo del gatto impaurito

Questo insieme di segnali fa apparire il gatto più grande e più spaventoso di quanto non sia in realtà. Il cane, spaventato a sua volta, decide quindi di non avvicinarsi ulteriormente. Se lo facesse, il gatto messo alle strette probabilmente lo attaccherebbe. Quindi il cane allontanandosi evita il rischio di essere ferito dal gatto stesso. In pratica: la comunicazione favorisce sia il gatto sia il cane. Se l’evoluzione non avesse premiato questo sistema di segnali, il cane si sarebbe avvicinato al gatto, ci avrebbe rimediato qualche graffio agli occhi, avrebbe morso il gatto, che si mangiò il top… No vabbè dai, avrebbe morso il gatto, ed entrambi ne sarebbero usciti malconci, senza averci guadagnato alcunché.

Ecco – il comportamento di Chobe (il cane bianco del video) e Yuk, è un altro perfetto esempio di risoluzione di una situazione spinosa attraverso la comunicazione. L’oggetto del contendere è l’accesso all’area davanti alla casa, da dove io sto riprendendo la scena e cuore del territorio di Chobe.

Come leggere la scena del video? 

Partiamo dal cercare di capire le motivazioni dei due cani.
Nell’analisi etologica, la prima cosa da fare è chiedersi cosa vogliano i protagonisti, cosa motiva il loro comportamento. Per trovare una risposta, i primi elementi da osservare sono quelli più macroscopici, in primis il movimento dei due animali. Quello di Yuk è molto chiaro: è interessata e determinata ad avvicinarsi alla casa, mentre non è interessata a interagire con Chobe. Il movimento di Chobe è ugualmente chiaro: è coordinato e segue quello di Yuk e non vi si distacca mai. Altrettanto chiare sono quindi le sue motivazioni: controllare l’accesso al giardino ed evitare che Yuk possa avvicinarsi.

Tuttavia il primo modo con cui Chobe tenta di controllare l’accesso alla casa è più fisico che comunicativo: si interpone fisicamente tra l’area da controllare e Yuk, sbarrandole la strada. Certo, sicuramente ci sono già dei segnali comunicativi. La postura alta, con arti estesi e testa e coda sollevate, indica lo stato di tensione emozionale, un misto di eccitazione e irritazione, in cui si trova Chobe. Però impedire fisicamente a qualcuno di fare qualcosa non è esattamente quello che si può definire comunicazione. E in effetti, il blocco che Chobe impone a Yuk non ha un efficacia sul comportamento di quest’ultima, che riprende immediatamente ad avvicinarsi alla casa.

La minaccia: uno strumento di comunicazione fondamentale

Il comportamento di Chobe va dunque incontro a una piccola escalation. Impedire fisicamente l’incedere di Yuk non è sufficiente, per cui si passa a qualcosa di diverso: un ringhio e un tentativo di morso, o quantomento il mostrare i denti. In etologia, questo prende il nome di minaccia, un comportamento comunicativo che funge da avvertimento per un altro individuo. La minaccia significa qualcosa del tipo “Se continui a fare quello che stai facendo, ti aggredirò”. Minacciare non è necessariamente segno che un cane sia aggressivo. Anzi un buon uso della minaccia – nel contesto e nel modo appropriato – denota una buona capacità di comunicare. Un cane che minaccia ci dà la possibilità di capire cosa gli sta facendo paura o lo sta facendo irritare, e ci consente di agire di conseguenza, evitando una probabile aggressione.

Nel nostro video, l’efficacia di questo meccanismo di comunicazione, e della buona capacità di intendersi di Chobe e Yuk, è evidente nel cambiamento del comportamento di Yuk. Dopo la minaccia, Yuk si blocca, è titubante. Osservate le orecchie che per la prima volta si appiattiscono all’indietro, la testa che è sempre girata dalla parte opposta rispetto a dove si trova Chobe, e l’ansimare che inizia di li a poco. Yuk non tornerà mai più a superare il punto dove ha ricevuto la minaccia, benché faccia ancora qualche tentativo di avvicinarsi alla casa. Chobe d’altra parte non ricorre più alla minaccia – la prima è stata sufficiente e efficace per ottenere ciò che voleva.

La territorialità

In questo video, il comportamento di Chobe è legato alla elevata motivazione a proteggere un’area territoriale dall’ingresso di un cane sconosciuto. Questo comportamento è istintivo e normale, e può essere molto marcato in alcune razze di cani. Dal video è evidente come il comportamento di Chobe sia enfatizzato attorno alle soglie – per esempio il passaggio tra le due fioriere – che viene controllato in modo molto chiaro. Tutti gli elementi fisici salienti che concorrono a delimitare delle aree circoscritte (per esempio un recinto) e dove si formano passaggi obbligati tra un’area e un’altra (come una porta o ancora peggio un cancello verso l’esterno), sono punti dove è facile che i cani manifestino comportamenti di controllo. Ciò può avvenire anche in casa, per esempio nel passaggio tra una stanza e un altra. Tuttavia, ci sono diversi modi per difendere una risorsa e alcuni cani ricorrono all’aggressività, che può essere espressa anche nei confronti di persone. Per prevenire questi problemi, si consiglia di non mettere le cucce o i luoghi di riposo per i cani in vicinanza di aree di passaggio obbligato tra una stanza e un altra, come un corridoio o una porta.

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