logo unipd

Cani poliglotti

FOTO ARTICOLO BLOG (3)

Quando andate in vacanza all’estero con il vostro cane, vi siete mai chiesti se capisca che le persone stanno parlando una lingua diversa? I ricercatori dell’Università di Budapest si sono posti questa domanda. Tramite un interessante studio scientifico di neuro-imaging hanno fatto una sorprendente scoperta.
I cani di famiglia sono sottoposti ad un flusso continuo di discorsi umani durante tutta la loro vita, tuttavia la portata delle loro abilità nella percezione del discorso è ancora sconosciuta.
Quello che è fuori discussione è che la voce e soprattutto la parola dell’uomo siano informazioni non solo familiari ma anche molto rilevanti per i cani che vivono con noi. Ciò rende i cani una specie perfetta per esplorare le basi evolutive della voce umana e della percezione del discorso. Ecco perché un gruppo di ricercatori dell’Università di Budapest, già impegnato nello studio della capacità dei cani di imparare i nomi di diversi oggetti, come vi abbiamo raccontato qualche settimana fa, ha avviato questo nuovo esperimento sulla percezione delle lingue straniere.

LO STUDIO SCIENTIFICO

I ricercatori hanno invitato presso i loro laboratori 18 cani volontari di età diverse, appartenenti a razze e sesso diversi. Ognuno di questi cani aveva sentito parlare solo una lingua per la maggior parte della sua vita.
Inizialmente i cani sono stati addestrati a restare immobili all’interno di uno scanner di risonanza magnetica. Successivamente, durante la procedura sperimentale, sono stati sottoposti all’ascolto di alcuni passaggi del libro “il piccolo principe”, il famoso racconto di Antoine de Saint-Exupéry.
I ricercatori hanno presentato la lettura ai cani in due lingue. Una lingua familiare – l’ungherese – a cui i cani erano sottoposti quotidianamente. La seconda era invece lo spagnolo, una lingua mai sentita dai cani prima dell’esperimento. Inoltre, ai cani veniva presentata anche una versione con parole del tutto inventate, in modo da produrre suoni innaturali e non appartenenti a nessun linguaggio in particolare.

I RISULTATI

La risonanza magnetica funzionale consente di individuale in tempo reale quali aree del cervello si ‘attivano’ quando un individuo è sottoposto a certi stimoli. In questo caso, i ricercatori hanno scoperto che nei cani si attivano aree cerebrali diverse quando i cani sentivano il racconto in una lingua reale rispetto al discorso con parole inventate. Ma hanno trovato differenze anche tra la lingua familiare rispetto a quella sconosciuta.
Andando più nel dettaglio, i ricercatori hanno notato come le regioni della corteccia cerebrale dove vengono elaborate le informazioni uditive rappresentassero in modo diverso il parlato naturale e quello innaturale. Inoltre, nella corteccia uditiva secondaria – una parte della corteccia deputata ad un analisi più dettagliata dei suoni – sono state riscontrate delle attività diverse in base al fatto che il cane stesse ascoltando una lingua conosciuta piuttosto che una lingua mai sentita prima d’ora. Infine, sembra che le maggiori differenze di risposta alle lingue familiari e non familiari avvengano in cani più anziani, suggerendo come l’esperienza abbia un ruolo importante.
Questi risultati sono abbastanza sorprendenti. Infatti suggeriscono che i cani non solo siano in grado di riconoscere una lingua ‘familiare’ da suoi mai sentiti prima (cosa che non sarebbe poi così sorprendente), ma che siano in grado di capire se le sonorità sconosciute rappresentino di fatto una vera lingua. Questo studio dimostra, quindi, per la prima volta che il cervello di una specie non umana riesce a distinguere due lingue, e rivela che la capacità di imparare le regolarità di un idioma non è unicamente umana. Infine, si inserisce in una cornice di lavori sull’intelligenza linguistica, che dimostra le somiglianze tra le abilità cognitive dei cani e quelle degli infanti, in grado anche loro di capire quando ascoltano un idioma differente da quello che sentono quotidianamente.

BIBLIOGRAFIA
Laura V.Cuaya et al., 2022. Speech naturalness detection and language representation in the dog brain. Neuroimage 248, 118811.

Condividi questo articolo

Anna Broseghini

Anna Broseghini

Psicologa, Diplomata al Master in Etologia ed Educazione CSC e Dottoranda in Etologia presso l'Università di Padova.

Leggi altri Articoli